Riportiamo le prime due domande e relative risposte dell’intervista di Vincenzo Donatiello, curatore della pagina dedicata al mondo del vino del mensile Il Gattopardo, a Giovanni Gagliardi. Dalla conversazione sul mensile del gruppo GdS, allegato a La Gazzetta del Sud e a Il Giornale di Sicilia ne viene fuori un focus sul nostro portale e sul mondo del vino calabrese di ora. Vincenzo Donatiello, oltre ad essere un attento osservatore della realtà vitivinicola meridionale grazie a questo osservatorio sui vini calabresi e siciliani, è il responsabile della cantina, maitre e sommelier del Ristorante “Piazza Duomo” di Alba (CN) tre stelle michelin; è stato Miglior Sommelier Junior d’Italia nel 2004 e Miglior Sommelier di Romagna nel 2010.

Come nasce l’idea di vinocalabrese.it?

L’idea nasce da un’analisi e da una passione. Lavoravo nel settore vitivinicolo, abitavo a Firenze, volevo tornare al Sud. Mentre io muovevo i primi passi nel mondo del vino toscano, già evoluto e molto performante, nella mia terra si cominciava a parlare di vino in un certo modo, dopo che il settore soffriva di uno stato di abbandonato tranne che a Cirò.

Registravo un grande fermento, tanti giovani iniziavano a produrre, un intero territorio, il cosentino stava rinascendo (abbiamo assistito alla nascita di 50 aziende in poco meno di 10 anni), i vini passiti calabresi diventavano glamour.  Tutto mi tirava verso la mia terra ed io volevo fare qualcosa per accelerare questo ritorno e per dare il mio piccolo contributo. Sono stato per un periodo al Chianti Classico e avevo studiato il caso del consorzio e mi ero spinto ad analizzare il modello dei grandi portali dedicati ai territori: www.wineaustralia.com, www.winesofchile.org, ecc.

A questo ho unito la passione irrefrenabile per la mia terra e il gioco è stato semplice.

Cosa pensi dell’attuale panorama vitivinicolo calabrese?

Penso che tanto è stato fatto ma che manca un piccolo ma sostanziale tassello che potrà essere l’arma per la definitiva svolta: occorre subito riappropriarsi della propria identità anche produttiva, perché quella ampelografica è salva. Mentre qualche anno fa c’era chi ancora si ostinava a usare i vitigni internazionali oggi tutti hanno capito che non si va da nessuna parte su quella strada e hanno invertito rotta. Oggi occorre applicare la stessa dinamica alla modalità di produzione. Non parlo solo di abbassare concentrazione e uso di legni ma anche di cercare di lavorare sulle tecniche storiche e identitarie e di trovare modalità innovative per migliorare il nostro patrimonio viticolo che è tra i più importanti, senza rischio di smentita, del mondo.

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Il resto lo trovate in edicola

 

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