Il Cirò e la finezza mediterranea

 

di Roberto Polisicchio

Straordinario l’evento tenutosi, sabato 9 febbraio 2019, presso il ristorante Abbruzzino stella Michelin, ed allestito dalla Fondazione Italiana SommelierCalabria. Ci sono appuntamenti imperdibili, così quando ho visto la locandina “Cirò e il gaglioppo, un’altra armonia” con la partecipazione di Matteo Gallello di Porthos, ho prenotato e ho pensato “que la fête commence …già la festa del 50° anniversario della DOC Cirò “settima doc creata in Italia” come ha ricordato Cataldo Calabretta nel suo breve intervento.

Correva l’anno 1969 quando l’allora presidente della Repubblica Saragat firmò il Decreto Istitutivo della Denominazione di Origine Controllata Cirò.

Ad avermi maggiormente colpito della degustazione è stata la scoperta che il motore di successo dei produttori dei vini assaggiati, della famiglia Abbruzzino e del redattore Matteo Gallello risulta la regola delle tre P, che un grande maestro di vita mi instillò: Passione, Preparazione, Pazienza caratteristiche per individuare ed annoverare le persone da seguire ed apprezzare.

Ecco un breve diario della serata organizzata dalla sommelier Laura Boccuto.

Matteo Gallello, di origine calabrese, racconta della visita sul territorio cirotano nel 2016, inizialmente legge la traccia “Il Cirò racchiude l’eredità dirompente della finezza mediterranea, il vitigno Gaglioppo è il mezzo per riportarla alla luce. Attraverso lo spettro cromatico antico leggiamo la memoria dello Jonio, legata indissolubilmente a un paesaggio dolce e duro, alla sua irregolarità. Luogo e vino creano un altro concetto di armonia: altipiani che si sollevano repentini dal mare, che percorrono le valli profonde scavate dal torrente Lipuda; il tannino serrato, la partecipazione gustativa e il corpo sinuoso”. Poi parla a braccio alternandosi con Cataldo Calabretta e Francesco Maria De Franco (‘A vita); dai discorsi dei viticoltori emerge che a Cirò esiste una vigna per ogni famiglia, essi spiegano cosa vuol dire fare il vino in un grande terroir con un grande vitigno – gaglioppo – e narrano che alcuni giovani vignaioli nel 2005, a seguito dei 20.000 quintali di uva invenduta dalle loro parti, decidono di darsi da fare, “di confrontarsi e di ottenere” il loro vino del luogo. Nella vita ci sono momenti in cui è necessario prendere posizione, di agire: così avranno pensato questi giovani vignaioli che, con innato culto della difesa della zona viticola tra le più antiche d’Italia, hanno deciso di fare squadra e produrre il gaglioppo in purezza meritandosi prima l’appellativo “Cirò Boys” e subito dopo quello di Cirò Revolution: viticoltori calabresi con un’amicizia e uno spirito di collaborazione incredibile che lavorano soprattutto in vigna e poi in cantina.

Infine, l’intervento di benvenuto del patron Antonio Abbruzzino che saluta i partecipanti riferendo che il suo locale ha due carte dei vini: una nazionale ed internazionale ed una calabrese.

Ed allora prima di passare ad elencare i vini degustati con i piatti preparati dallo chef Luca Abbruzzino e dai suoi collaboratori è bene dire che tutte le portate sono state ottime ed in esse ho riletto quanto scritto da Rosalia Cavalieri “assaporare una pietanza è un susseguirsi di gesti e di sensazioni complementari in cui tutti i sensi entrano in scena, protagonisti del gusto …. respirare i profumi di un piatto, ammirare i colori e le forme, avvertirne gli aromi, riconoscere i gusti, apprezzarne le consistenze, lasciarsi pungere dal pizzicore delle spezie, sentirne il suono quando mordiamo il cibo e poi lo mastichiamo, è un’esperienza non soltanto multisensoriale, ma anche cognitiva ed emotiva” (n.d.a La passione del gusto, Il Mulino Saggi, ottobre 2016, pagg. 21).

Di seguito il menù e le etichette in ordine di degustazione:

Triglia, nduja, arance e curcuma: rosati Il fegò di Rocco Pirito e Cirò Rosato di Tenuta del Conte;

Brasato di manzo, cavolo viola e cipolla rossa: rossi Caraconessa Melissa di Fezzigna e Cirò classico Gemme di Dell’Aquila;

Plin di coniglio, burro e sugo di arrosto con polvere di anice nero: rossi Cirò classico superiore di Cataldo Calabretta e Cirò Aris classico superiore di Sergio Arcuri;

Maiale, Topinambur, cacao e pera: rossi Cirò Riserva di ‘A vita e Cirò classico superiore di Cote di Franze;

Dessert Pitta ‘Nchiusa  con ‘OX vino da uve stramature di ‘A vita.

I piatti sono stati illustrati da Antonio Abbruzzino e dal personale di sala, attento e cortese; i vini, serviti dai sommelier FIS, sono stati commentati da Matteo Gallello che si è soffermato sugli abbinamenti, anche Sergio Arcuri, altro vignaiolo presente, ha parlato su qualche vino.

Veramente una bella degustazione di grandi prodotti calabresi che ha rafforzato in me la convinzione che c’è tanta gente con un immenso amore per la nostra bellissima terra!